La Fondazione ISAL porta nelle piazze italiane la sensibilizzazione sul dolore cronico
Al centro dell’edizione 2026 il tema “Cosa resta del dolore?”
e i percorsi di cura delle persone che convivono con una sofferenza cronica
Il Sindaco Jamil Sadegholvaad ha portato il saluto della città
Si è tenuto questa mattina, sabato 3 ottobre, in piazza Ferrari a Rimini, l’appuntamento con “100 Città contro il Dolore”, la Giornata internazionale di sensibilizzazione sul dolore cronico promossa dalla Fondazione ISAL ETS, giunta quest’anno alla sua diciottesima edizione.
Allo stand allestito dalla Fondazione ISAL ha portato il proprio saluto anche il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad.
“Cosa resta del dolore?” è il tema scelto per l’edizione 2026, un interrogativo che invita a riflettere sui percorsi di ricerca, diagnosi, cura e assistenza delle persone che convivono con il dolore cronico. Cosa resta del dolore quando una persona ha cercato per anni una diagnosi? Cosa accade quando viene dimessa dall’ospedale, ma continua a soffrire e non sa a chi rivolgersi? Quali risposte possono essere offerte a chi è seguito da uno specialista, ma non riesce ancora a trovare una terapia efficace?
Sono alcune delle domande al centro della diciottesima edizione di “100 Città contro il Dolore”, iniziativa nata per sensibilizzare cittadini e operatori sanitari e contribuire alla diffusione di una maggiore conoscenza del dolore cronico e delle possibilità di cura.
La giornata si svolge contemporaneamente in numerose città italiane, nelle piazze, negli ospedali e nelle strutture sanitarie, ed è cresciuta negli anni grazie alla collaborazione tra medici, volontari, centri di terapia del dolore, ospedali, strutture di ricerca e associazioni di pazienti.
L’obiettivo è diffondere un messaggio fondamentale: un dolore che persiste nel tempo richiede attenzione e un percorso di cura specifico. Riconoscere fin dai primi sintomi il rischio che il dolore possa diventare cronico può infatti contribuire a intervenire tempestivamente e a limitarne le conseguenze.
Per questo la campagna si rivolge anche agli operatori sanitari: la persona che soffre deve poter ricevere indicazioni chiare su come affrontare il problema ed essere indirizzata, quando necessario, verso centri e professionisti specializzati.
Oltre 11 milioni di italiani convivono con il dolore cronico. Una condizione patologica che può incidere profondamente su numerosi aspetti della vita. Per chi ne soffre, le conseguenze non riguardano soltanto la salute, ma coinvolgono la famiglia, il lavoro e le attività quotidiane. Il dolore può pesare sulle relazioni personali e ridurre la partecipazione alla vita sociale. Famiglie e luoghi di lavoro vengono quindi inevitabilmente coinvolti nella ricerca di assistenza e nella gestione di una sofferenza che, in molti casi, accompagna la persona per lunghi periodi. Con la partecipazione all’edizione 2026, anche Rimini contribuisce a portare nelle piazze un messaggio semplice ma fondamentale: il dolore che persiste non deve essere considerato una condizione con cui rassegnarsi a convivere, ma un problema che deve essere riconosciuto, ascoltato e affrontato attraverso percorsi di cura appropriati.
Il diritto alla terapia del dolore e la continuità delle cure. In Italia il diritto di accesso alla terapia del dolore è riconosciuto dalla Legge 38 del 2010, che ha rappresentato un passaggio fondamentale nel riconoscimento del diritto dei cittadini ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore.
La normativa ha accompagnato lo sviluppo di una rete dedicata, ma la presenza dei servizi, come sottolinea la Fondazione ISAL, non è sufficiente se le persone non sanno che esistono, non ricevono le indicazioni necessarie per raggiungerli oppure non vengono accompagnate nel passaggio da una struttura assistenziale all’altra.
Uno dei punti critici rimane infatti il collegamento tra ospedale e territorio: proprio nel momento in cui il paziente avrebbe maggiore bisogno di continuità assistenziale, può trovarsi a dover ricominciare autonomamente la ricerca di una soluzione.
È quanto emerge anche dalle richieste rivolte al numero verde della Fondazione ISAL. A contattarlo sono cittadini che convivono con il dolore da anni e che raccontano di non essere stati indirizzati verso un centro di terapia del dolore, pur avendo già consultato diversi medici. Altri cercano informazioni perché non hanno ancora ricevuto una diagnosi oppure perché i trattamenti seguiti fino a quel momento non hanno prodotto risultati adeguati.
La Fondazione richiama inoltre l’attenzione sulle persone dimesse da strutture sanitarie pubbliche e private con un dolore ancora persistente. Può trattarsi di dolore oncologico o non oncologico, oppure di una condizione insorta dopo un intervento chirurgico o un trauma.
In questi casi, secondo ISAL, è essenziale che il paziente riceva informazioni precise su come comportarsi qualora il dolore continui e, quando necessario, venga avviato a una presa in carico presso i centri specialistici della rete. Senza questo passaggio, il ritorno a casa rischia di coincidere con un’interruzione del percorso di assistenza.
Le dichiarazioni
Jamil Sadegholvaad, sindaco di Rimini:
“Rimarco l’importanza sociale di questa iniziativa. Quello del dolore cronico non può essere considerato un problema di esclusiva responsabilità degli apparati sanitari ma ha urgente necessità di essere assunto come tema di comunità e dunque assolutamente necessitante di un rapporto e un collegamento stretto e continuo con il territorio. Per questo diventa ancora più centrale la giornata organizzata da ISAL: la sensibilizzazione e la conoscenza sono il primo passo di quella consapevolezza che poi porta alla responsabilizzazione collettiva. Grazie ISAL, grazie a tutto il personale medico, sanitario e ai volontari che oggi portano questo progetto in 100 piazze del Paese”
William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL:
“Con questa Giornata, la Fondazione ISAL vuole portare al centro del dibattito pubblico la carenza di attenzione nei percorsi assistenziali quotidiani e il vuoto nei programmi di ricerca. La cura del dolore cronico è una sfida che non può essere affrontata nella solitudine dei medici: servono aree di ricerca dedicate, maggiore innovazione terapeutica e una rete assistenziale più coesa per rendere la cura del dolore un bene collettivo. Il dolore cronico è una malattia che genera profonde disuguaglianze sociali. La Giornata del 3 ottobre nasce proprio per stimolare una riflessione su queste criticità, sulle aree di inappropriatezza assistenziale e sull’assenza di programmi dedicati a un vero impegno per la ricerca, promuovendo un modello di cura basato sulle conoscenze più avanzate e sull’ascolto dei bisogni delle persone colpite.
Resta fondamentale il riferimento alla Legge 38/2010, che garantisce in Italia il diritto all’accesso alla terapia del dolore: una conquista di civiltà che deve essere applicata in modo uniforme e resa realmente accessibile a tutti i cittadini. La missione è chiara: dare voce a chi soffre, offrire strumenti concreti di cura e affermare il diritto a una vita libera dal dolore come diritto fondamentale della persona”.
Aderiscono all’iniziativa CFU – Comitato Fibromialgici Uniti e UNCI – Unione Nazionale Cavalieri d’Italia, presenti nella maggioranza delle Regioni italiane; AIES – Accademia Italiana Emergenza Sanitaria; oltre 20 associazioni di pazienti; 40 tra istituti sanitari, ospedali e farmacie, oltre a numerosi volontari impegnati nel sostegno alle persone affette da patologie caratterizzate dal dolore cronico.
L’iniziativa ha ricevuto i patrocini di: Alto Patronato; Senato della Repubblica; Camera dei Deputati; Ministero dell’Università e della Ricerca; AGENAS – Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali; Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome; ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani; Regione Emilia-Romagna; Comune di Rimini; Comune di Monza; Comune di Ravenna; Comune di Santarcangelo di Romagna; Comune di Sulmona; Comune di Pratola Peligna; FNOMCeO – Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri; FIMMG – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale; FOFI – Federazione Ordini Farmacisti Italiani; Croce Rossa Italiana; Federsanità ANCI; ISS – Istituto Superiore di Sanità; Azienda USL della Romagna; UNI.RIMINI; AIES – Accademia Italiana Emergenza Sanitaria; OMCEO – Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri dell’Aquila; IRST – IRCCS di Meldola; IRCCS San Raffaele; Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti; UNCI – Unione Nazionale Cavalieri d’Italia; Associazione Nazionale Alpini; CFU – Comitato Fibromialgici Uniti.
Per ulteriori informazioni: Fondazione ISAL – www.fondazioneisal.it


