“Cosa resta del dolore? Riflessioni sui percorsi della ricerca e della cura”: nel mese di ottobre oltre cento città unite in una rete di associazioni di pazienti, volontari e personale sanitario, medici
In Italia oltre 11 milioni di persone convivono con il dolore cronico: focus sull’accesso ai centri specializzati, la continuità delle cure e il sostegno alla ricerca
La Fondazione ISAL ha presentato i risultati della campagna e le difficoltà di chi cerca una diagnosi, una cura efficace o assistenza dopo un ricovero.
L’edizione 2026 ha coinvolto 108 postazioni nelle piazze italiane, 47 ospedali, 2 associazioni estere, 13 associazioni italiane di pazienti e 49 sezioni associative
Alla conferenza, promossa dall’on. Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, sono intervenuti William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL, Gianvincenzo D’Andrea, presidente dell’associazione Amici di ISAL e Barbara Suzzi, presidente di CFU Italia, con la partecipazione del deputato Andrea Gnassi e di parlamentari di Camera e Senato
Che cosa resta del dolore quando una persona ha cercato una diagnosi per anni? Che cosa accade quando viene dimessa dall’ospedale, ma continua a soffrire e non sa a chi rivolgersi? E quali risposte si possono offrire a chi è già seguito da uno specialista, ma non trova ancora una cura efficace? Sono le domande al centro della XVIII edizione di “Cento Città contro il Dolore”, la giornata internazionale svoltasi nel mese di ottobre in tutta Italia e promossa anche quest’anno dalla Fondazione ISAL con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e operatori sanitari sul dolore cronico.
Il bilancio dell’iniziativa è stato presentato questa mattina, mercoledì 4 novembre, nel corso della conferenza svoltasi nella sala stampa di Palazzo Montecitorio, a Roma, su iniziativa dell’on. Ilenia Malavasi, capogruppo del Partito democratico in commissione Affari sociali della Camera. L’appuntamento ha portato nella sede parlamentare il percorso sviluppato nel mese di eventi della campagna, offrendo un’occasione di confronto sui risultati dell’iniziativa, sulle criticità che le persone incontrano nell’accesso alle cure e sulle prospettive future.
Moderata dalla giornalista Camilla Ghedini, la conferenza ha riunito, insieme a Malavasi, il prof. William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL, il prof. Gianvincenzo D’Andrea, presidente dell’associazione Amici di ISAL Odv, e Barbara Suzzi, presidente di CFU Italia Odv, con la partecipazione dell’onorevole Andrea Gnassi e di parlamentari di Camera e Senato.
Al centro del confronto, la necessità di rendere più riconoscibili e accessibili i percorsi di terapia del dolore, accompagnando il paziente dalla prima richiesta di aiuto alla presa in carico specialistica, senza lasciare che sia la persona malata o la sua famiglia a dover ricostruire da sola i passaggi dell’assistenza.
La dimensione raggiunta dalla manifestazione è testimoniata dalle adesioni all’edizione 2026, con 108 postazioni in varie città italiane. Hanno partecipato 47 in ospedali, farmacie e strutture sanitarie, 13 associazioni italiane di malati impegnate nel sostegno alle persone, 22 sezioni dell’Unione Nazionale Cavalieri d’Italia, 20 sezioni del Comitato fibromialgici uniti e 7 sezioni dell’associazione Amici di ISAL Odv. La partecipazione internazionale ha coinvolto due associazioni estere: Il Filo di Speranza di Lugano e l’Associação de Doentes de Dor Crónica dos Açores, con adesioni a Ponta Delgada e a Oeiras nelle Azzorre in Portogallo.
Il tema scelto per l’edizione 2026, Cosa resta del dolore?, parte dalle difficoltà che tante persone affrontano ogni giorno: c’è chi aspetta anni per sapere quale sia la causa della propria sofferenza, chi torna a casa dall’ospedale e continua a stare male senza sapere a chi chiedere aiuto, chi segue già una terapia ma non riesce a trovare sollievo. La campagna ha voluto richiamare l’attenzione su queste situazioni e su ciò che serve per affrontarle: ascoltare chi soffre, dare indicazioni chiare e garantire che le cure proseguano anche dopo un ricovero.
Arrivata alla diciottesima edizione, 100 Città contro il Dolore è cresciuta grazie al lavoro di medici, volontari, centri di terapia del dolore, ospedali, ricercatori e associazioni di pazienti. Anno dopo anno, questa collaborazione ha permesso di incontrare i cittadini anche fuori dagli ambulatori e dagli ospedali, per spiegare che un dolore che dura nel tempo merita attenzione e che esistono servizi ai quali rivolgersi. La campagna parla anche agli operatori sanitari, perché chi chiede aiuto possa ricevere indicazioni precise e, quando serve, essere indirizzato a un centro specializzato.
In Italia oltre 11 milioni di persone convivono con il dolore cronico. Le conseguenze possono farsi sentire in ogni momento della giornata: lavorare diventa più difficile, le normali attività possono richiedere uno sforzo maggiore, uscire e mantenere i rapporti con gli altri può diventare complicato. Anche la famiglia ne risente, sia per l’aiuto da dare ogni giorno sia per la ricerca di visite, cure e risposte. Quando mancano informazioni o un medico di riferimento, tutto diventa ancora più faticoso. Il messaggio della Fondazione è semplice: chi continua a soffrire deve poter chiedere e ricevere aiuto, senza rassegnarsi al dolore.
La legge 38 del 2010 riconosce il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Per ISAL, però, questo diritto deve tradursi nella possibilità concreta di trovare assistenza. Le persone devono sapere quali servizi esistono, come contattarli e quali passaggi seguire per essere curate. Un centro specializzato può essere presente sul territorio, ma chi ne ha bisogno rischia di non raggiungerlo se nessuno gli spiega dove si trova e come accedere. Una delle difficoltà maggiori riguarda ciò che accade dopo le dimissioni dall’ospedale. Una persona può tornare a casa con un dolore ancora forte, legato a un tumore, a un’altra malattia, a un intervento chirurgico o a un trauma. In questi casi deve sapere come proseguire le cure, chi chiamare se il dolore continua e quando rivolgersi a uno specialista. Senza queste informazioni, il rischio è che debba ricominciare da sola a cercare una soluzione.
Le telefonate al numero verde della Fondazione ISAL raccontano anche questo: ci sono persone che soffrono da anni, hanno consultato diversi medici e non sono mai state indirizzate a un centro di terapia del dolore. Altre chiamano perché non sanno ancora quale sia la causa del problema o perché le cure provate non hanno dato il sollievo sperato.
Queste richieste mostrano quanto sia importante dare risposte comprensibili e fare in modo che medici, ospedali e servizi sul territorio lavorino insieme, seguendo il paziente anche nei passaggi da una struttura all’altra.
La diciottesima edizione ha richiamato l’attenzione anche sulla necessità di sostenere la ricerca e sviluppare nuove cure, soprattutto per chi non ha ancora trovato una terapia efficace. Per la Fondazione servono studi dedicati al dolore cronico, più possibilità di sperimentare nuove soluzioni e una collaborazione più stretta tra chi fa ricerca e chi cura i pazienti. Allo stesso tempo, occorre ascoltare le persone per capire quali difficoltà incontrano e quali risposte mancano. Aspettare a lungo una diagnosi, non sapere dove andare o non riuscire a trovare una cura che funzioni può rendere ancora più pesante la malattia e aumentare le differenze tra chi riesce a ottenere assistenza e chi resta senza aiuto. Informare i cittadini, preparare gli operatori sanitari e sostenere la ricerca sono quindi parti dello stesso impegno: fare in modo che ogni persona possa trovare le cure di cui ha bisogno.
All’edizione 2026 hanno aderito CFU – Comitato Fibromialgici Uniti e UNCI – Unione Nazionale Cavalieri d’Italia, presenti nella maggioranza delle regioni italiane, AIES – Accademia Italiana Emergenza Sanitaria, oltre alle associazioni di pazienti e agli istituti sanitari, ospedali e farmacie, insieme a numerosi volontari che sostengono le persone con malattie accompagnate da dolore cronico.
L’iniziativa ha ricevuto la Medaglia del Capo dello Stato come Premio di rappresentanza e i patrocini di Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero dell’Università e della Ricerca, AGENAS, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ANCI, Regione Emilia-Romagna, Alto Patronato della Regione Abruzzo Comuni di Rimini, Monza, Ravenna, Santarcangelo di Romagna, Sulmona e Pratola Peligna, FNOMCeO, FIMMG, FOFI, Croce Rossa Italiana, Federsanità ANCI, Istituto superiore di sanità, Azienda Usl della Romagna, UNI.RIMINI, AIES, Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri dell’Aquila, IRST – IRCCS di Meldola, IRCCS San Raffaele, Fondazione nazionale Gigi Ghirotti, UNCI, Associazione nazionale alpini e CFU.
L’attività della Fondazione ISAL prosegue tutto l’anno con ricerca, formazione e sostegno gratuito alle persone con dolore cronico. Il numero verde 800 10 12 88 aiuta i cittadini a conoscere le possibilità di cura e a trovare i centri specializzati. Sono disponibili anche servizi gratuiti di ascolto psicologico, tutela legale e secondo parere medico su diagnosi e trattamenti. Dal 1993, inoltre, la scuola ISAL di Rimini forma i medici nella cura del dolore, affiancando ai corsi convegni e incontri di aggiornamento. La Fondazione sostiene la ricerca attraverso borse di studio e collaborazioni con università, ospedali e istituti scientifici, tra cui l’Istituto superiore di sanità, il San Raffaele di Roma e l’IRST di Meldola. Nel tempo ha promosso anche progetti sulle difficoltà lavorative delle persone con fibromialgia, sull’assistenza a distanza dei pazienti e sull’accesso alle cure nelle carceri. L’obiettivo è migliorare le cure e aiutare chi soffre ad affrontare i problemi di ogni giorno.
L’iniziativa #zeropain
Anche per l’edizione 2026 della Giornata Cento Città contro il Dolore, ISAL lancia l’iniziativa #zeropain, un modo semplice ma incisivo per dire “Io sono contro il dolore!”. La chiave per la sensibilizzazione sociale sul tema del dolore è il coinvolgimento: il selfie è il gioco del nostro tempo, ma diventa una cosa seria quando ci si mette in gioco per qualcosa di importante. Per aderire alla campagna #zeropain26 è sufficiente scattarsi un selfie o una foto con la scritta “Io sono contro il dolore”. Le foto dovranno poi essere pubblicate su Facebook o Twitter, taggando @Fondazione ISAL e utilizzando l’hashtag #zeropain26.
Fondazione ISAL – www.fondazioneisal.it


